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L’importanza di chiamarsi Urbis

Urbis Project

Urbis project

E’ da tempo che non ci affacciamo al nostro blog, alla nostra newsletter, che non scriviamo qualcosa di differente (già di differente) rispetto alle novità (tante) di questi primi sette mesi di 2017.
Agosto rappresenta per certi aspetti il valico, è come (per usare un gergo Touch) se avessimo chiuso il 50% delle boe di un settore e ci apprestiamo ad avvicinarci alla soglia.
Vogliamo fare un bilancio, seppur parziale, e ricordare a chi legge che il percorso, la strada verso la dimensione di differente nel mondo del Door to Door, è intrapreso da tempo, ed è condiviso, da (quasi) tutti coloro che si avvicinano al nostro mondo, e questo ci gratifica non poco.
Sono anni ormai che lo andiamo ripetendo, e continueremo a farlo sino a quando potremo: noi di Urbis vi raccontiamo una filosofia, un modo differente di vivere questo settore, questo mondo del volantinaggio e più in generale della distribuzione, che si rivela davvero complesso.
Il nostro obiettivo non è realizzare sistemi di controllo, non cerchiamo lo strumento giusto per vessare l’agenzia, per armare l’insegna, non è questo il nostro credo.
Ci piace pensare che noi di Urbis, possiamo fornire la possibilità di operare veramente in modo differente.
Non raccontiamo di Urbis, come un modello o più modelli di controllo finalizzato a stanare il furbetto di turno, raccontiamo della nostra piattaforma, come una “casa”, come di un ambiente o una dimensione alternativa a quella che quotidianamente si vive in questo settore.
Non è compito nostro certo, spiegare che i prezzi applicati per queste attività sono molto bassi, spesso anche al di sotto della sostenibilità; non è nostro il compito di convincere che in questo settore possano esistere aziende vere e proprie oltre che artigiani del volantinaggio che danno il trecento per cento per mettere in mostra la loro qualità; non è nostro il compito di dare consapevolezza che oggi in Italia il media del volantino è ancora un canale importante di comunicazione non solo per GDO.
Noi abbiamo solo un dovere, dimostrare a questo settore, che esiste qualità, che c’è tanto buono e tanta professionalità in questo ambito; e lo possiamo fare grazie alla tecnologia, che pervade ormai gran parte degli ambiti della nostra quotidianità.
Abbiamo il dovere di mettere in campo parole e strumenti come Geomarketing, GIS, GPS; questa considerazione se ci pensate è ovvia perché il 90% di questa attività si svolge sul territorio e questa è la migliore tecnologia ad esso applicabile.
E credeteci il nostro primo obiettivo è difendere le agenzie, il nostro secondo è tutelare l’investimento delle insegne.
Noi siamo ospiti in questo settore e abbiamo il dovere di portare in questo ambito suggerimenti, miglioramenti, non certo ordini, abbiamo l’obbligo di conoscere aziende, persone, né migliori, né peggiori … semplicemente differenti.

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Il cambiamento è sopravvivenza.

Cambiamento, parola aperta al futuro, sinonimo di sopravvivenza.
Noi stessi siamo cambiamento, da zero anni in poi cambiamo, cresciamo, cercando di modificare la nostra esistenza.
Cambiamento, è un passaggio obbligato di ogni dimensione umana, quindi anche quella esistenziale.
Basta guardarsi intorno ed accorgersi di quante cose cambiano ogni giorno, di quanto l’istinto di sopravvivenza insito nella nostra natura, porti a modificare lo status quo di una situazione o di una cosa.

cambiamento

Urbis Project è cambiamento!
Proprio oggi, mentre esce questo articolo, la nostra piattaforma Web, festeggia il suo terzo anno di vita.
L’undici dicembre del 2013 (11/12/13!!!) veniva pubblicato on-line il sito, ed Urbis Project, cambiava la sua conformazione composta da tre soluzioni separate (urbis view, urbis track e urbis cens) in una piattaforma con otto servizi (gran parte ancora dovevano essere realizzati).
Sono passati tre anni, il progetto Urbis è terminato, assumendo il nome di Urbis 3.x, la versione definitiva della piattaforma web, prima in Italia per la gestione informatizzata della distribuzione non indirizzata: il DoorToDoor.

Siamo cambiati, e cambieremo ancora, perchè sappiamo che il cambiamento è vitale, e siamo certi che anche nel mondo della non indirizzata questo messaggio deve arrivare, profondo ed intenso, esteso a tutte le agenzie e a tutte le insegne.

Dovete cambiare! Potete cambiare!

Parliamo a tutti voi, nessuno escluso, che tenete in piedi questo settore, che producete, che gestite, che coordinate ed infine che distribuite a strettissimo contatto con il territorio.
Avete un ruolo, ve lo siete ritagliato e costruito nel tempo; avete realizzato la vostra impresa, avete permesso alla vostra azienda di crescere e difendersi dalla concorrenza.
Vivete in ambiti fatti di grandi numeri, di strategie figlie di ragionamenti, di intuizioni, di voglia, e anche di passione.
Siete manager impegnati ad osservare, a cercare di capire prima degli altri cosa accadrà.
Ma siete anche responsabili di distribuzione, coordinatori di centinaia di persone dislocate sul territorio, che vivono giornalmente nel disagio e nella difficoltà di far quadrare i conti.

Voi anche dovete essere cambiamento, per far sopravvivere questo settore, perché il Door To Door, abbia dignità di professione, di connotati simili ad una gestione aziendale; voi dovete essere cambiamento perché solo chi cambia sopravvive.

Dunque arrivati alla soglia di questo nuovo anno, di questo 2016 che ormai bussa alle porte, il nostro augurio è che voi agenzie e voi insegne tutte, che rappresentate questo settore, possiate farvi nuovi, possiate rinnovarvi, possiate essere cambiamento.
Noi continueremo a farlo.

Auguri!

In questi giorni stiamo certificando il catalogo più catalogo che c’è!

E’ iniziata lunedì scorso, la campagna di distribuzione del Catalogo Ikea per il 2014.
Urbis Project anche per quest’anno ha l’onore di certificarne le operazioni di distribuzione, del catalogo più atteso dagli italiani.

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Per noi del Team di Urbis, sono passati già due anni dal primo modello operativo, proposto ed accettato dalla grande casa Svedese, ed in questo nostro percorso di crescita, le modifiche non sono state poche; alcune veramente sostanziali oltre che strutturali e tutte orientate a tenere vivo il desiderio di rendere semplice e differente il modo di fare e verificare la distribuzione promozionale tramite catalogo.
Rispetto a quel 22 Agosto di 2 anni fa, ci sono cambiamenti importanti, ed in questa luce un plauso concedecelo ad IKEA RETAIL ITALIA SRL che prima di tutte le altre grandi insegne ci ha dato fiducia, comprendendo l’importanza sia strategica che di risultato che porta un sistema informatizzato di gestione e controllo delle attività sul territorio, quale è la dstribuzione promozionale.
Nei prossimi numeri del nostro Blog, vi racconteremo in maniera più approfondita come si è sviluppata e quali nuovi strumenti innovativi sono stati messi in campo per questa, nuova ed ennesima grande esperienza, è un vero e proprio nuovo caso d’uso e attendiamo di conoscerne ogni dettaglio, per raccontarvelo meglio!
Tutto sempre nel segno del nostro Delivery Different, ovviamente.
A presto!

Nasce la Video Gallery di UBlog

Logo_stileE’ on-line ormai da qualche giorno, e ci sembrava giusto sottolienarlo che è on-line la Video Gallery di tutti i video pubblicati all’interno del nostro Canale You Tube.

Nel tempo questo contenitore raccoglierà anche video raccolti nel corso delle nostre attività frutto delle esperienze vissute quotidianemente insime ad Urbis Project.

La Video Gallery è solo l’inizio di una serie di novità che costelleranno il secondo semestre del 2014.

Per conoscerle non vi rimane che restare connessi con il MONDO DI URBIS PROJECT:
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L’estensione della specie

circoloVa riconosciuto: la posizione di Urbis Project, nel contesto del Door to Door è privilegiata, in virtù del fatto che la nostra figura “trasversale” in quel limbo immaginario posizionato tra insegna ed agenzia, ci concede un osservatorio a tutto tondo.
Da qui abbiamo la percezione, che la specie non si sta estinguendo, bensì, si sta estendendo, con una decisa propensione verso la regolamentazione, l’ottimizzazione e per quel che ci riguarda da vicino, verso il tecnologico.
Tutto porta a confermare che il cammino profetizzato dal nostro Delivery Different, sia iniziato e tutta la specie si sta muovendo gradualmente, ed inesorabilmente verso la distribuzione 2.0.

Da chi è composta la specie?

Tre figure, tutte allo stesso tempo, protagoniste e determinanti in questo spostamento epocale: insegna, agenzia e utente.
Le abbiamo immaginate così, elementi portanti di un ciclo produttivo che le connette l’una con l’altra.
Primo elemento della specie: l’insegna.
Cosa significa oggi per l’insegna realizzare una campagna promozionale?
Significa prima di tutto investimento: ed investire vuol dire, alimentare l’indotto che attiva l’intera macchina distributiva.
L’investimento va ragionato, va individuato il target, delimitata territorialmente l’area di distribuzione, estrapolati gli indici di assorbimento, e infine misurata l’attività di consegna, oltre naturalmente a realizzare il volantino e a stamparlo, come è ovvio.
L’insegna in una sola parola, ottimizza la sua distribuzione promozionale e facendolo di conseguenza, ottimizza i suoi costi, con la finalità di massimizzare il ritorno dell’investimento pubblicitario localizzato.
Secondo elemento della specie: l’agenzia.
L’insegna attiva il ciclo produttivo, ma è l’azione dell’agenzia che diventa indispensabile perché esso si realizzi; essa dunque, riveste in questo modello di ottimizzazione un ruolo fondamentale.
La nostra posizione di osservatori, anche qui, non fa passare inosservato lo sforzo indiscusso, prodotto dalle più grandi agenzie nazionali ad identificarsi e distinguersi dal resto del contesto, quali aziende vere e proprie di distribuzione.
Allo stesso tempo, sulla scia di questa professionalizzazione del mestiere del volantinaggio, non possiamo essere indifferenti all’azione concreta e, passateci il termine, di portata epocale, realizzata da ANAD (Associazione Nazionale Agenzie di Distribuzione) per fare in modo che vengano poste in maniera chiara ed inequivocabile regole certe che diano un indirizzo unico a questo settore.
In questo scenario e sulla spinta di quanto prodotto ci accorgiamo che le agenzie di distribuzione in ambito nazionale oggi sembrano viaggiare a due velocità.
C’è chi vuole continuare a lavorare col concetto di “cartello-cartello”, e invece, chi pianifica con strumenti di geomarketing la sua distribuzione e la misura per certificare la sua qualità e monitorarne gli sviluppi.
Rimane chiaro che l’obiettivo primario è distribuire; tutte le agenzie lo fanno, e non è detto che chi non si avvale di strumenti di geomarketing e misurazione sia peggiore o raggiunga risultati negativi rispetto a chi lo fa.
Il discorso è un altro, in che dimensione vuole collocarsi l’agenzia, e quali risposte può dare alle richieste di ottimizzazione proposte dall’insegna?
Quale la risposta, se l’agenzia non si trasforma in un’azienda e fornisce all’insegna strumenti diretti ad ottimizzare la distribuzione promozionale, idonei a misurarne l’attività per darle ausilio nel concretizzare una massimizzazione del ritorno di investimento?
All’agenzia non viene chiesto di essere migliore, semplicemente differente.
Terzo elemento che chiude il cerchio: l’utente.
Chi, a questo punto, segna il passo della massimizzazione sul ritorno di investimento?
Ovviamente l’utente, il quale sta dando prova che il volantino è un media ancora molto apprezzato, altrimenti non ci sarebbe stato motivo di stamparne circa 12 miliardi di copie nel 2013 (fonte Nielsen/UniParma).
Il volantino è veicolo importante per fornire un’immagine dell’insegna, e la sua propagazione massiva, ne garantisce il posizionamento di competitività sul mercato oltre a muovere un indotto di strutture e risorse umane imponente per la sua realizzazione, stampa e distribuzione.
L’utente oggi va conosciuto, e soprattutto, va riconosciuto ed in questo, assume il suo fattore primario la qualità di cliente fidelity.
Da qualche parte nelle numerose chiacchierate di questi tempi, ci siamo sentiti dire che l’orientamento della GDO Food e No Food, in questo momento è diretto al mantenimento dei propri clienti, più che ad incrementarli.
Sarà vero? Non lo possiamo confermare, ma i nostri casi d’uso più frequenti (Urbis Touch, Urbis Analytics, Urbis Geo) riconoscono un importante peso specifico al dato fornito dal cliente fidelity, che va conosciuto prima, riconosciuto poi, e geolocalizzato nel durante.
La collocazione territoriale di un cliente fidelity è senza ombra di dubbio, assolutamente strategica, e apre ampie frange di ragionamenti.
Dove è, e dove non è posizionata la mia clientela fidelizzata?
Dove andare a raggiungere nuove sacche di potenziali Fidelity e come farlo nel modo più efficace? E’ sufficiente il volantino cartaceo?
Va sostituito con altri media?
Va complementato con azioni congiunte cartaceo/multimediali?
In altre sedi e con altri post, risponderemo a tutte queste domande, approfondendo questi ragionamenti, ora solo sussurrati.
Qui volevamo solo evidenziare il fatto che una specie nel mondo del Door to Door si sta estendendo proiettata verso un modo differente di fare promozione pubblicitaria tramite volantinaggio.
Il resto lo ragioneremo presto.

Urbis Project a CIBUS 2014 – L’obiettivo è vincere il futuro!

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In occasione della 17° edizione di CIBUS – Salone Internazionale dell’Alimentazione, all’interno del nuovo padiglione n. 4, (ingresso centrale), verrà allestita un’area espositiva interamente dedicata alle tecnologie attualmente disponibili nonché alle soluzioni innovative e alle tendenze future in ambito promozione delle vendite.

Noi ci saremo!
Perchè è d’obbligo esserci, data la  nostra natura e il nostro credo aziendale, che ci impongono di essere sempre alla ricerca di soluzioni innovative, proponendoci a volte come possibile ispirazione a tendenze future nella promozione delle vendite (per parafrasare il sottotilo).
Nell’ambito dello stesso appuntamento, si terrà il convegno sul volantino e sulla leva promozionale, curato dall’Università di Parma e dalla Nielsen, il cui argomento sarà il FUTURO (il titolo  è appunto: QUALE FUTURO PER LA PROMOZIONE DELLE VENDITE), con una forte sensazione da parte nostra che in questo momento il futuro in E’ a portata di mano.
Bisogna però crederci veramente nell’innovazione tecnologica e non vederla solo come qualcosa messo lì a stupirci, preoccuparci o magari confortarci che i sogni possono trasformarsi in realtà!
E’ veramente sotto gli occhi di tutti, il vantaggio realizzato dalla possibilità e dal risparmio in termini di costi, che concede l’applicazione fattiva e reale, delle nuove tecnologie alla vendita promozionale.
In Italia, a nostro avviso, il quadro che si presenta è quello di un settore a due velocità, figlio del fatto che ancora esistono due modi di vedere e di ragionare sull’innovazione tecnologica applicata al business; uno mantiene la tecnologia ad un palmo di distanza, e la vede come qualcosa di minacciso, spesso incomprensibile o addirittura dannoso; l’altro che accoglie l’innovazione facendone un credo ed una leva strutturale per la propria crescita aziendale.
Bisognerebbe riuscire a viaggiare ad una velocità comune e spedita verso un’unica direzione, assumendo la convinzione,  che il cambiamento tecnologico è “ineluttabile”; suona ben presente nella nostra mente la frase di Stewart Brand scelta non a caso:Quando sei travolto da una nuova tecnologia, se non sei parte dello schiacciasassi… sei parte della strada”, perchè nessuno può fermare l’innovazione tecnologica, che procede e travolge tutto, proprio come una schiacciasassi; rispetto alla quale,  il nostro compito è di comprendere come possa essere finalizzata a migliorare la nostra esistenza .
Ahi noi, in Italia questo pensiero stona con il retaggio che ci trasciniamo; limite questo, di un paese troppo attento a sanare debiti abnormi, figli del carrozzone e dall’inefficienza della PA e prigionieri del nostro “costituzionale” pareggio di bilancio; troppo schiavi di tutto questo, per essere in grado di orientare ragionamenti legati all’investimento tecnologico e all’importanza che esso racchiude.
Diversamente “al tempo della crisi internazionale” hanno fatto altri paesi convolti nel turbine, come per esempio gli Stati Uniti di Obama che qualche mese prima della scomparsa di Steve Jobs, incontrò  12 leader della Silicon Valley in un ristorante di San Francisco. Tra questi, appunto, il presidente della Apple e il fondatore di Facebook. Per poi spostarsi in Oregon ed incontrare i vertici della Intel. L’obiettivo? “Vincere il futuro”; e dopo quella serie di incontri, Obama stesso decise  di nominare l’allora presidente della Intel, Paul Otellini, a capo di una squadra di esperti che, in nome e per conto della Casa Bianca, studiasse come investire in nuove iniziative!
In una frase sola, provare ad uscire dalla crisi, programmando il proprio futuro e cavalcando il credo che:”L’innovazione tecnologica contribuirà alla nostra salvezza!”.
Il concetto di politica economica in Italia è molto “umorale” e poco strutturale, si naviga a vista senza una programmazione e per questo diventa utopico,  immaginare il nostro presidente Napolitano  in un ristorante per parlare di futuro tecnologico con 12 leader del settore.
In ogni caso a dispetto dei “santi” noi che facciamo innovazione tecnologica (o almeno ci proviamo), dobbiamo crederci e perseverare.
Iniziative come quella di CIBUS, piuttosto che molte altre disseminate durante tutto l’anno e legate all’apporto tecnologico al nostro “fare quotidiano” ed ai miglioramenti che essa produce, esitono, dobbiamo “solo” avere il buon senso, e soprattutto la volontà di credere in esse.
Seppur in un paese che tende a demoralizzare piuttosto che ad incentivare, abbiamo l’obbligo, di proiettarci verso il futuro, e, proprio come cita la frase di SB,  la necessità di operare una scelta: schiacciare o essere schiacciati.
Dunque in nome e per conto del futuro, ci vediamo a CIBUS dal 5 all’8 maggio, Fiera di Parma, noi vi aspettiamo e con noi una sorpresa targata “innovazione tecnologica by URBIS PROJECT”.

Servizi On-Line VS Urbis Geo 3.0: i fatti ci danno ragione?

Sempre meglio che… finire dentro un torrente come è successo utilizzando navigatori; ma, insomma, si sarà capito che i geocoder sono imperfetti e vanno approcciati e usati con notevole senso critico.
Se vi serve un servizio web per la ricerca interattiva di indirizzi, oggi le alternative non mancano. Andrebbero tutte sperimentate, perché il comportamento di ciascun servizio può dipendere da formato e qualità degli indirizzi che si vanno a sottoporre.
Al di là di questo, sulla base della nostra esperienza, possiamo tentare alcuni suggerimenti validi in assoluto.
A)          Dimenticate Google Maps. Il suo riconoscitore di indirizzi è affetto da un grande numero di problemi e il suo stradario di base, in precedenza basata sulla mediocre cartografia TeleAtlas, è ultimamente regredito in qualcosa di ancora peggio, con una copertura ancora inferiore e cosparsa di errori.
B)         Ci piace il servizio di Bing Mappe (maps.bing.it) con cartografia Navteq, molto più precisa e completa di TeleAtlas. Attenzione però che il suo riconoscitore non è molto “intelligente”, per cui potrebbe essere necessario digitare con una certa attenzione e completezza la strada cercata.
C)        Il servizio che ci ha aiutato di più è stato TuttoCittà (www.tuttocitta.it), molto preciso e completo: integra lo stradario Navteq con diversi altri. Abbiamo apprezzato molto  una caratteristica: TuttoCittà sembra includere la “storia” di una certa strada, ossia conoscere i diversi nomi di quelle strade che hanno cambiato nome nel tempo – che è una cosa molto diversa da quell’altra, che fanno tutti, di riconoscere i nomi alternativi *correnti* di una certa strada, del tipo “SS1” = “Via Aurelia”. In questo caso si tratta di stratigrafia storica della toponomastica: ad esempio, se una strada fino ad un certo momento è stata banalmente indicata come “traversa II di viale Roma”, poi un certo giorno ha assunto un nome tutto suo quale “Via Cesare Pavese”, ebbene in TuttoCittà ritroveremo entrambe le forme, e saremo in grado di risolvere sia vecchi che nuovi indirizzi.
D)         Geoplan produce cartografia di grande livello e dettaglio nei principali aggregati urbani, raggiungendo spesso la più alta qualità disponibile. E’ però appunto limitata agli aggregati principali, non tratta il territorio né le frazioni secondarie.


Usi massivi aziendali

Alla geocodifica (interattiva) da parte dell’utente occasionale si contrappone la geocodifica di intere banche dati da parte di utenze aziendali. Si tratta di processi lunghi e complessi, supportati da appositi sistemi che possono lavorare in modo del tutto automatico (modalità batch), o interattivamente.
In modalità batch i sistemi procedono in modo del tutto autonomo, cercando di risolvere, decidendo da soli, tutti i casi di ambiguità, secondo un principio “best effort” che è fortemente soggetto a errori.
In modalità interattiva invece, quando occorrono indirizzi incompleti o intrinsecamente ambigui, il sistema si ferma a chiedere ad un operatore umano di disambiguare l’informazione attraverso una apposita interfaccia. Si tratta, come si può immaginare, di un collo di bottiglia tremendo, che aumenta enormemente costo e tempi del procedimento, ma che porta ad un risultato più affidabile – quanto, è in diretta dipendenza con le capacità dell’operatore che ci mette mano.


UrbisGeo 3.0

Questi sistemi aziendali… non sta a noi recensirli e giudicarli, per il semplice motivo che UrbisProject ha creato una alternativa tutta sua: UrbisGeo, il geocoder interattivo intelligente.
UrbisGeo è stato progettato da zero avendo chiare in mente (e vissute sulla pelle) tutte quelle problematiche che abbiamo descritto più sopra. UrbisGeo è un sistema esperto dotato di centinaia di regole semantiche che nascono da lunga esperienza nelle problematiche più tipiche e ricorrenti delle banche dati indirizzi italiane: un riconoscitore semantico, atto a disambiguare automaticamente indirizzi anche fortemente “storpiati”, analizzando separatamente le diverse particelle costituenti un toponimo, e lavorando con criteri di tipo lessicale (una versione personalizzata ed estesa della distanza di Levenshtein) piuttosto che fonetici.
Per capirsi con un piccolo esempio, in un toponimo quale “Via Pietro Verri”, il qualificatore DUG (Denominazione Urbanistica Generica) che è “Via” va riconosciuto e trattato in maniera ben diversa dalla parte principale o Cognome “Verri”; la quale è la parte che “comanda” ma poi l’ago della bilancia sta spesso proprio nel Nome subordinato (“Pietro”) e il modo in cui può comparire o meno, o essere magari abbreviato. D’altra parte “Via Piero Verri” o “Via Dietro Verri” potrebbero significare cose ben diverse e portare a riconoscimenti antitetici.
Problematiche di questo tipo hanno portato a combinare criteri reali di intelligenza artificiale con tecniche di analisi del testo: il toponimo proposto viene scomposto e analizzato, per realizzarne una sorta di modello semantico, rispetto al quale viene confrontato l’equivalente semantico di tutte le possibili corrispondenze. Il risultato è un riconoscimento automatico piuttosto intelligente (con pochi scarti), accurato (pochi falsi positivi) e che avviene per lo più in autonomia, minimizzando il numero di casi dubbi nei quali occorre far intervenire l’operatore .
E non solo UrbisGeo è in grado di geocodificare indirizzi stradali, con o senza civico, e incroci stradali: integra banche dati di Punti di Interesse noti quali monumenti, edifici di interesse pubblico o centri commerciali.

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Lo Stradario: non è tutt’oro quel che geocodifica.
GEOCODIFICO ERGO SUM

Lo Stradario: non è tutt’oro quel che geocodifica.

Stradario

Parliamo di stradari perché si tratta, si è ben visto, di un elemento molto critico in un geocoder: a parità di altre caratteristiche, prediligiamo un geocoder che offra uno stradario più corretto e completo. Tre sono i principali stradari di elevato dettaglio oggi disponibili in Italia:
·        TeleAtlas (acquisita da TomTom nel 2008);
·        Navteq (acquisita da Nokia nel 2008);
·        OpenStreetMaps, il progetto di mapping cooperativo open source.
Diversi anni fa TeleAtlas era considerata la migliore cartografia a livello nazionale, ma deve aver dormito sugli allori, perché è immediato verificare come la sfidante Navteq l’abbia oggi ampiamente surclassata. Se pensiamo alla rappresentazione della toponomastica, TeleAtlas ha concentrato la sua attenzione solamente sugli aggregati urbani principali: non appena si mette il piede fuori dal centro verso aree suburbane o peggio di campagna, si rischia di cadere letteralmente nel vuoto. Al contrario abbiamo apprezzato lo sforzo di Navteq di rappresentare anche strade bianche secondarie in piena campagna. TeleAtlas ci è poi sembrata molto lenta nell’aggiungere le strade di nuova costruzione.
Tanto per TeleAtlas che per Navteq lo scopo è di fornire una copertura dati a livello nazionale, tendendo ad una qualità uniforme, un livello minimo certificato; da questo punto di vista siamo agli antipodi di OpenStreetMaps, che è un progetto collaborativo su base individuale, per cui la disponibilità dei dati dipende interamente da chi li ha raccolti e resi disponibili. Abbiamo così la massima disomogeneità tra aree di fatto non coperte, dove appaiono solo le strade principali, e aree coperte con un livello di dettaglio incomparabile, da far impallidire gli altri – arriviamo alla rappresentazione del profilo degli edifici, della forma dei marciapiedi, parcheggi, impianti, segnaletica e 1000 altre cose. Qualcosa di incredibile, che può essere ben sfruttato a livello locale e rappresenterà tra pochissimi anni il futuro del GIS e della cartografia; ma oggi non è ancora così se non a macchia di leopardo. Bisogna dire che le grandi città ricadono di solito tra le aree meglio rappresentate: se il vostro ambito di lavoro è una specifica città… potreste essere fortunati e avere un tesoro a disposizione. Non abbiamo però alcuna garanzia di qualità, uniformità e dettaglio se dobbiamo lavorare sull’intero territorio nazionale.

Specifiche alternative dell’indirizzo

Non sempre un indirizzo è specificato in formato città – strada – civico. Sugli assi viari principali possiamo trovare indirizzi indicati secondo una progressiva chilometrica, del tipo “Via Aurelia Km 22.300”, che ritroviamo comunemente per aree di servizio, aree industriali, ecc. Non conosciamo servizi di geocodifica che siano in grado di interpretare correttamente le progressive chilometriche.
Non di rado un luogo è indicato come incrocio tra due strade, come ad esempio “Via Roma ang. Via Verdi”; oppure come semplice punto di interesse, quale “Centro Commerciale Vesuvio” (senza indicare strade), il che accade molto spesso nei non-luoghi quale le sub periferie commerciali moderne. Non tutti i geocoder sono in grado di risolvere queste situazioni.
Capitano poi situazioni, le più “creative” se vogliamo, nelle quali l’indirizzo non è più un riferimento assoluto, bensì una indicazione di contesto, pensata per chi sta fisicamente sul posto quale un postino: ricordo di aver incontrato un bellissimo “a 200 metri dal petrolchimico”. Questi casi sono ovviamente ingestibili da un automatismo; possono essere risolti da un operatore umano con pazienza e creatività, indagando il territorio – ma ci va, di sicuro, un sacco di tempo!

I problemi del Numero Civico

Il numero civico pone ulteriori problemi. Anzitutto bisognerebbe stabilire che complessità può avere un civico: se ad esempio “105ter” è un civico a sé stante oppure no. In UrbisProject abbiamo deciso di adottare la forma semplificata – i civici sono dei numeri – così che “105ter” viene ricondotto al civico semplificato “105”. Questo perché non esiste una ufficialità nella specifica dei subalterni, e si rischia di perdersi nel caos delle denominazioni.
Che si lavori con il civico completo o semplificato, qui ci scontriamo con un nuovo limite dei vari sistemi, ed è il fatto che la banca dati cui fa riferimento il geocoder potrebbe non contenere un certo numero civico. Siamo ancora in una fase di maturazione delle banche dati cartografiche: per le strade minori o suburbane capita spesso che nessuno, o solo una parte, dei numeri civici siano indicati. In questi casi nei quali non ha informazioni sul civico richiesto, il geocoder cerca di fare il “meno peggio”, restituendo il civico più vicino, se ne conosce qualcuno ragionevolmente vicino, oppure semplicemente il centro geometrico della strada, detto centroide. Attenzione quindi che, quando otteniamo la nostra bella mappa in risposta, non è sempre ovvio capire se la posizione fa riferimento davvero al civico che abbiamo richiesto, o non piuttosto al centroide; il che, in una strada lunga magari alcuni km, fa una grandissima differenza! Ricordo benissimo qualche tempo fa, seguendo indicazioni di Google, di essere finito a Roma Eur per un indirizzo che in realtà stava all’Ostiense 5km più a nord… e stiamo parlando di via Cristoforo Colombo, non proprio un vicoletto…

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GEOCODIFICO ERGO SUM

GEOCODIFICO ERGO SUM

La ricerca di un indirizzo, ad esempio da una pagina web quale Google Maps, è ormai da diversi anni una azione abituale, come riempire un bicchiere d’acqua. E così come facciamo caso al rubinetto soltanto se e quando, per qualche motivo, è rimasto a secco; allo stesso modo per la ricerca di indirizzi, diamo per scontato che sia un servizio sempre attivo, di qualità costante e garantita: quel che si suol dire una commodity. Eppure mai come in questo caso sarebbe bene sapere che acqua si sta bevendo perché… potrebbe essere anche assai “sporca”!

Cercare un indirizzo

Pensiamo al caso più semplice e forse più diffuso, la ricerca di un indirizzo in quel Google Maps che storicamente è stata il primo a diffondere alcuni servizi geografici di base alla massa. Esistono altri servizi simili, così come esistono dispositivi alternativi, quali i navigatori stradali, per i quali valgono all’incirca, gli stessi principi.
Oggetto della ricerca potrebbe essere semplicemente il nome di una città, o di un CAP, o di una via entro una città; consideriamo il caso più completo di un indirizzo stradale inclusivo di numero civico.
Il sistema con cui stiamo interloquendo passa per prima cosa a riconoscere l’indirizzo digitato, riportandolo ad una forma ufficiale, completa e univoca. Questo è tanto più evidente per il nome strada, là dove “Vicolo San Filippo Neri”, “Via S. Filippo”, “V. S Filoppo” [digitato male] o forse anche “Gradini San Filippo Neri” [dipende dal contesto] verrebbero tutti ricondotti a “Via San Filippo Neri”, anche detta forma normalizzata: stiamo  infatti effettuando quella che viene detta normalizzazione.
Se il riconoscimento è certo, senza possibili ambiguità, il sistema compie a questo punto la geocodifica, determinando la posizione esatta dell’indirizzo in termini di coordinate bidimensionali x/y, il che permette tra le altre cose di produrre una mappa locale centrata sull’indirizzo – proprio come solitamente vediamo a valle di tutti quanti questi servizi di geocodifica.
Se il riconoscimento fosse invece ambiguo, a questo punto il sistema tipicamente ritornerebbe una lista di possibili scelte all’utente, il quale sarebbe chiamato a riconoscere quella giusta (se c’è!) in base alla propria esperienza e sensibilità.

Dov’è l’ “acqua sporca”?

Finché cerchiamo “Viale Roma, Novara”, tutto è semplice e funziona, non ci sarebbe molto da dire; ma problemi di vario tipo nascono subito, man mano che sale la complessità dell’indirizzo, o scende la “notorietà” della strada. Si tratta di problemi spesso poco percepibili, e che perciò rischiano di ingenerare pericolosi errori e fraintendimenti.
Analizziamo ora alcune aree di criticità spesso notate nei vari servizi oggi visibili online, avendo come riferimento alcuni servizi che abbiamo testato di recente: Google, Bing, TuttoCitta, GeoPlan.

Indirizzi non riconosciuti

Il riconoscitore è istruito a riconoscere anche indirizzi storpiati dall’uomo, e spesso ci riesce, ma c’è un grosso limite qua. Gran parte dei riconoscitori si basano sul principio Soundex, che è un algoritmo fonetico, per cui si considerano simili quelle lettere, o gruppi di lettere, che producono suoni simili; è un algoritmo nato pensando al noto problema della lingua inglese, nella quale le regole di grafia non sempre seguono il suono; la grafia esatta delle parole bisogna conoscerla a monte e la possiamo considerare non univoca. Soundex è costruito e tarato per funzionare sulla lingua inglese. Nella lingua italiana la corrispondenza tra suono e scrittura è certa e deterministica, e i problemi sono ben altri: la presenza di un gran numero di toponimi simili tra loro (pensate a quanti toponimi contenenti “S. Maria” conoscete!), strade che vengono comunemente denominate in più modi, storpiature ricorrenti, che Soundex non sa gestire. Ecco perché molti geocoder, basati su Soundex, falliscono miserabilmente il riconoscimento se non si specifica la strada esattamente come loro si aspettano.

Decisioni inopportune

Non di rado i geocoder, di fronte ad indirizzi che di per sé sarebbero ambigui, “decidono” per noi, senza nemmeno informarci o chiederci consiglio. E’ il caso ad esempio di “Via Giolitti, Roma”: Google ci porta direttamente in “Via Giovanni Giolitti” presso la stazione Termini, e sarebbe in qualche modo una scelta razionale, perché si tratta di una via importante; quando si cita “via Giolitti” a Roma, in effetti, spesso si intende quella. Ma c’è un’altra “via Giolitti” a Roma: “Via Alberto Giolitti” al Torrino. E allora, quale delle due è la strada richiesta nel nostro esempio? Non lo sappiamo! L’indirizzo del nostro esempio è intrinsecamente ambiguo; ma il geocoder non può permettersi di giocare a dadi!

Riconoscimenti errati

Poco da dire sul caso più ovvio di tutti: un geocoder può prendere cantonate incredibili, e “Lungomare delle Fratte” diventare “Via Francesco Lugli”. Esiste un indicatore di qualità, che ci indica l’affidabilità della risposta restituita: per fortuna, nella maggior parte di questi casi, l’indicatore viene ad assumere un valore basso, informandoci che la corrispondenza trovata è debole; così che possiamo, se lo vogliamo, predisporre verifiche e correzioni.
Si noti che mai un geocoder “intelligente” confronterebbe un Prefisso (DUG) (“Lungomare”) con un  Cognome (“Lugli”) e viceversa un Cognome (“Fratte”) con Nome (“Francesco”). Esempi come questo possono anche mettere in luce limiti costruttivi di determinati geocoder.

Strade che hanno cambiato nome

Un certa strada può aver cambiato nome, magari per una riorganizzazione a livello di quartiere, o per l’ufficializzazione di un nome provvisorio. Un esempio comune è con le traverse, là dove ad esempio “traversa II di corso Appennino” è assurta a dignità di strada a sé stante “Via Cesare Pavese”. Qui ci ha salvati non poche volte TuttoCittà, servizio che sembra conoscere la “storia” di una certa strada, così da sapere riconoscere i diversi nomi che si sono avvicendati nel tempo in quelle strade che hanno appunto cambiato nome nel tempo – che è una cosa molto diversa da quell’altra cosa, che fanno tutti, ed è di conoscere i nomi alternativi correnti di una certa strada, es. “Via Aurelia” rispetto a “SS1”.

La via giusta nel Comune sbagliato

Alcuni normalizzatori hanno la tendenza a restituire la via giusta ma in un Comune limitrofo, anche quando quella via esiste davvero nel Comune indicato. Questo problema è tipico di  Google Maps, che ne è affetto da molti anni e tuttora persiste, nonostante i tanti cambiamenti avvenuti nel frattempo – sembra incredibile che in tutti questi anni nessuno vi abbia posto rimedio.
Giusto per dare uno di infiniti esempi, se cercate “Corso Giuseppe Garibaldi, Gattinara” otterrete in risposta “Corso Giuseppe Garibaldi, 13035 Gattinara VC”, che è corretto. Se invece soltanto specificate “Corso Garibaldi, Gattinara” senza indicare “Giuseppe”, otterrete in risposta “Corso Giuseppe Garibaldi, 28078, Romagnano Sesia” che è il Comune dirimpettaio oltre il fiume Sesia: questa seconda strada esiste ma ovviamente è completamente errata. In effetti, il comportamento dell’algoritmo di riconoscimento in casi come questo è doppiamente inspiegabile.

Il geocoder non ha conoscenza della strada

Altre volte l’errore è nella base dati interna del geocoder: il sistema non potrà mai produrre la risposta giusta o delle alternative plausibili, se tale risposta o tali alternative non sono presenti al suo interno, o sono presenti in forma errata.
Il caso più comune è con strade di nuova costituzione, non ancora immesse nella banca dati: il geocoder non ne conosce l’esistenza, e in tutta “buona fede” è convinto di fare bene nel proporci, ad esempio (non è un esempio citato a caso, capita molto spesso) quella medesima via nel Comune vicino.
Altre volte la strada è presente nella banca dati interna del geocoder, ma è stata specificata male nello stradario di riferimento del geocoder. Ad esempio noi cerchiamo “Via Caracciolo” [corretto], ma il geocoder nella sua banca dati conosce “Via Carracciolo” [che è sbagliato!]. Abbiamo notato molti errori di normalizzazione ancora di recente sullo stradario TomTom TeleAtlas; si tratta di una situazione molto più frequente di quel che si pensi.

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Lo Stradario: non è tutt’oro quel che geocodifica.

Servizi On-Line VS Urbis Geo 3.0: i fatti ci danno ragione?

Vi raccontiamo Urbis Geo 3.0 ed il mondo della geocodifica.

Vi raccontiamo Urbis Geo 3.0 ed il mondo della geocodifica, e lo facciamo attraverso il nostro GIS Solutions Architect Dr Vittorio Colombo.

immagineLo faremo entrando nello specifico con tre Post:

29 Novembre  –  Geocodifo ergo sum.

10 Dicembre   –  Lo Stradario: non è tutt’oro quel che geocodifica.

20 Dicembre  –   Servizi On-Line VS Urbis Geo 3.0: i fatti ci danno ragione?

Naturalmente, è data per scontata la possibilità per ogni Post, di lasciare commenti, osservazioni anche critiche (quelle costruttive sono sempre le notizie più utili per migliorare), il Dr Colombo vi risponderà consentendovi di approfondire ogni tipo di ragionamento od osservazione, in ambito alla materia.

La strada verso il Delivery Different è lastricata di pietre preziose (a forma di grandi esagoni colorati), siamo certi che questi articoli ne fanno parte!