Stiamo arrivando

Urbis - coming soon

coming soon

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Viva là e po’ bon

treisteQuesta è un’immagine di Trieste.

Trieste è la città dove viveva e lavorava Dario Balestrucci.

Credo sia doveroso, a poche ore dalla sua scomparsa parlare di questo uomo, marito, padre, nonno, giornalista, grande personaggio della vita pubblica triestina, ma soprattutto uomo del DoorToDoor.

La “geografia”, lo aveva relegato in una parte estrema dell’Italia, ma lui, in un angolo non c’è mai voluto stare.
Dario era un imprenditore, un imprenditore vero e serio, che aveva a cuore il suo lavoro i suoi collaboratori, e tutto il settore a cui apparteneva.
Per questo è doveroso oggi fermarsi un minuto e ricordalo, perchè Dario Balestrucci ha provato, insieme ad altre persone di buona volontà(ANAD), a cambiare in modo radicale e profondo il mondo della pubblicità diretta.
Lo ha fatto con grande passione, tagliando, nel luglio del 2013, l’importante traguardo della stesura del protocollo di intesa per l’emersione e la regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti delle aziende operanti nel settore della pubblicità diretta, tappa fondamentale nel tentativo di normalizzare e fornire regole certe al DoorToDoor.
Quando veniva a Roma, capitava di mangiare insieme; lo sentivo parlare con quella passione e quell’entusiamo indomito di chi crede profondamente in quello che fa, un ardore che stona brutalmente con la notizia tristissima di ieri sera.

Quest’uomo oggi va celebrato!
A nome di tutta Urbis io voglio farlo, per ricordare una persona che ho personalmente conosciuto, e che ho sempre visto animata dal fervente desiderio di tentare di cambiare le regole, di dare soprattutto regole certe,  dignità e rispetto al lavoro che lui profondamente amava,  quello della pubblicità diretta.
Io non sono un suo collega ma sicuramente un suo amico, e da amico lo saluto e abbraccio, ringraziandolo ancora una volta per quanto ha provato a fare, per lui e per gli altri.

Mi piacerebbe che questo post fosse letto da tanti addetti ai lavori del DoorToDoor, sia insegne che agenzie, e che simbolicamente tutti lascino, anche chi non lo ha conosciuto, sulla pagina Facebook di Dario, una parola semplice, ma carica di significato: Grazie.

Ciao vecchio friulano!

Viva là e po’ bon
Xè questo el moto Triestin,
che la vada ben, che la vada mal,
sempre alegri mai passion,
Viva là e po’ bon

Gianluca Copparoni e tutto il Team di Urbis Project

ShopExpo2015 – Cronaca di una fiera dal sapore di convivialità.

Mi piace iniziare il Post, con questo episodio, perchè mi ha fatto molto piacere.

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Si avvicina un signore, osserva il materiale, sfoglia la brochure, rimane per qualche minuto a guardare il nostro main video.
Aspetto qualche altro secondo poi mi avvicino…..”Se vuole maggiori dettagli può chiedere”, mi guarda fa un mezzo sorriso poi mi fa:”So benissimo chi siete, sono tre anni che vi seguo”.
Tralascio poi il resto del racconto.
Per tutta la sera ho ripensato a questa frase.

Già, perchè quando quattro anni fa per la prima volta spiegavamo chi era e cosa ambiva a fare il progetto Urbis, avevamo il grosso obiettivo di farci conoscere, di raccontare l’intuizione del Delivery Different.

Ora, questa frase, messa lì, sussurrata e piena di compiacimento, mi ha fatto pensare, che forse, un piccolo tratto del nostro percorso è finalmente compiuto.
La stessa dimostrazione che questo è avvenuta l’ho avuta nei giorni precedenti, quando in un articolo del Sole 24 ore, la Seat ci definiva piattaforma di distribuzione per una logistica di avanguardia, l’ho ricevuta dall’apprezzamento quotidiano che i nostri clienti ci testimoniano, e l’ho avuta soprattutto sempre durante questa ultima fiera, dalla convivialità vissuta, con gli amici (tanti) che sono venuti allo stand, e con i quali abbiamo condiviso momenti di riflessione sulla situazione , idee, sensazioni, previsioni.

Insegne, agenzie di distribuzione, agenzie di ispezione, tutti insieme a ragionare, a cercare di capire e ad osservare il mondo del Door to Door ciascuno nel suo diverso ambito.

E di tutto questo, qual’è il pensiero finale?

Io credo che il mondo del Door to Door vada sostenuto: è un settore! E muove tanti soldi.

Va valorizzato dunque, vanno soprattutto valorizzate tutte quelle persone che quotidiamente vivono il loro business in maniera sana, e che spesso sono svilite da chi contrariamente, in maniera sleale opera nello stesso ambito.

Abbiamo iniziato e chiudiamo questa esperienza con lo stesso messaggio: Urbis Project è il futuro, ne siamo certi, chi segue la nostra via, lo fa nella consapevolezza che è una strada scomoda, fatta di ricerca di qualità, dove l’obiettivo è il raggiungimento del miglior risultato, e dove il giusto operatore, manager tutore del suo business, trova riscontro reale.

Un piccolo tratto è stato compiuto, ora dobbiamo perseverare sulla strada tracciata, avendo il doveroso obbligo di perseverare, e garantire voi nella possibilità di vivere il vostro business in maniera differente!
Alla prossima! E per ora….grazie di tutto!

GC

Urbis di nuovo in fiera. Questa volta è SHOPEXPO 2015 – Palazzo SuperStudioPiù – Milano

Una tradizione inziata quattro anni fa durante il Promotion Expo di Milano, dove con forza, gridavamo al mondo della distribuzione DoortoDoor e più in generale della distribuzione massiva, che Urbis Project era pronto a realizzare un disegno, un sogno di innovazione.
Il 12 e 13 Marzo questo appuntamento si rinnova, stavolta durante la manifestazione ShopExpo, presso il palazzo SuperStudio Più, (stand C23), dove continueremo a narrare il nostro racconto di questo viaggio nel futuro della distribuzione promozionale.

presentazione_expoShop Expo, è una Mostra-Convegno dedicata ai materiali di comunicazione POP, al digital signage e alle nuove tecnologie, agli arredi e alla progettazione di punti vendita, corner e shop in shop. Questa volta siamo qui, pechè volgiamo parlare ai Punti di Vendita, le sentinelle sul territorio prime osservatrici dell’utente e come questi interagisce con lo store, in base alle sue preferenze, ed a ciò che gli viene proposto.
Il PDV è  il vero punto di unione tra l’insegna madre e il distributore, attento e recettore delle esigenze dal territorio e come queste si sposano con le strategie operative e di marketing dettate dalla sede centrale.

Siamo dunque come al solito, in prima liea e siamo lienti di esserci, perchè fedeli al nostro credo delle due D (Delivery Different). Su questa base abbiamo costruito il nostro futuro, ed oggi ci sentiamo di gridarlo come quattro anni fa, che Urbis Project è il futuro in cerca di  chi possa essere lo strumento per realizzarlo.

FOCUS DEL NOSTRO STAND: PRESENTAZIONE IN ANTEPRIMA URBIS SECT.

Sarà possibile provare le nuove funzioni di Urbis Sect, il nuovo ed ultimo servizio di Urbis Project, finalizzato a permettere all’utente di poter realizzare in totale autonomia i propri bacini di consegna, verificandone le quantità sul dato assorbimento delle famiglie fonte Istat, e capace di sfruttare al massimo e con grande manegevolezza tutte le capacità del GIS applicato al mondo della distribuzione Door2Door.

Dunque vi aspettiamo il 12 e 13 Marzo a Milano in viale Tortona presso il palazzo SuperStudio Più – Stand C23, quello in cui si parla di futuro, per intenderci!

Sarà un’occasione gradita per incontrarci, e continuare a camminare nel futuro, con la speranza che il Delivery Different sia sempre di più d’attualità.

Il nuovo sito di Urbis Project è ON-LINE!

Signore e signori!
A voi il nuovo sito di Urbis Project!

mappacitta_prodotti_ombreDoveva essere pubblicato la notte del 31 dicembre 2014, problemi tecnici ci hanno fatto ritardare di due mesi; o forse più che problemi tecnici, si dovrebbe parlare di fato; si perchè il sito esce oggi 02 Marzo 2015, a pochi giorni da un’articolo pubblicato sul SOLE 24 ORE, in cui dell’AD di Seat Pagine Gialle, il Dr Santelia, presenta il volume unico PagineGialle/Bianche e anticipa l’utilizzo di una nuova piattaforma di distribuzione; indovinate chi?
Esatto! E’ Urbis! Così questo ritardo nella pubblicazione si è riivelato nulla di più tempisticamente puntuale, perchè per raccontare del nostro viaggio all’interno del futuro della distribuzione massiva, è stato fantastico avere l’appoggio di una voce importante ed imponente, che conferma, come il solco si stia tracciando e la via sia ormai segnata.

Così ecco il nuovo sito! Restiamo legati affettivamente ai precedenti, ma l’obiettivo di questa novità, era quello di voler anticipare il messaggio di questo 2015, dicendo a tutti i nostri utenti, utilizzatori ed osservatori, che vogliamo migliorare, cambiare e crescere.Sarà un 2015 che porterà in casa Urbis Project diverse sorprese: prima tra tutte il nuovo ambiente Urbis Project 3.0, con molte novità sui i nostri servizi ed un cambiamento di approccio radicale alle funzioni di utilizzo che potrete ammirare quando la famiglia di sviluppatori del nostro Team completerà il suo grande lavoro procedendo per quello che dovrebbe essere un rilascio previsto per i primi giorni di Aprile 2015.
Le nostre idee sono chiare su quello che oggi siamo e rappresentiamo, cioè il futuro di questo settore, sappiamo che bisogna avere l’ambizione di cambiare ed essere talmente folli da pensare di poterci riuscire, perchè come diceva Albert Einstein “Solo chi è così folle da pensare di cambiare il mondo lo cambia davvero!“.

Abbiamo un credo che è il nostro Delivery Different, ed un obiettivo ben preciso: realizzarlo.

Articolo del SOLE 24 ORE del 19 Febbraio 2015

LOGISTICA D’AVAGUARDIA
L’Ad di SEAT PAGINE GIALLE Santelia: per i 90 anni della società una piattaforma distributiva basata su un sistema cartografico informatizzato.

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Sono fra i libri più famosi d’Italia, con oltre 20 milioni di atti di copie diffuse e 1,3 miliardi di atti di consultazione l’anno: Pagine Bianche e Pagine Gialle diventano da Febbraio, un unico volume, arricchito con informazioni utili e curiose per chi vuole “vivere” il territorio. Non solo. Grazie a un nuovo sistema di distribuzione, che sta entrando a regime in primis nelle aree metropolitane, il nuovo prodotto avrà, già nel 2015, una diffusione capillare nei Comuni italiani (sono state mappate 938.155 strade, piazze e vie) e un meccanismo di certificazione evoluto e preciso, a garanzia delle oltre 300mila imprese che acquistano inserzioni pubblicitarie.
L’investimento parte da Torino, dalla sede centrale di Seat Pagine Gialle. L’azienda, a pochi mesi dal brindisi con cui festeggerà il 23 maggio – i 90 anni di vita e di storia, scommette sul prodotto con una spesa di oltre 15 milioni, più di un milione per la piattaforma di distribuzione (attività che vale, nel complesso, circa 10 milioni l’anno e che entro il 2017 sarà gestita tutta in casa Seat).
“Il nuovo volume unico – spiega Vincenzo Santelia, ad di Seat – resta cartaceo, pur nell’era di internet ed è pensato per fornire un servizio alternativo e complementare al web. La carta, in Italia, continua a ricoprire un ruolo centrale.”
Rispetto al passato, Pagine Bianche e Pagine Gialle presenta un nuovo formato, un carattere più grande per facilitare la consultazione, è integrato con le informazioni di Tutto Città e con nuove pagine dedicate ai servizi, sudduvisi per ambiti, e alle peculiarità (anche enogastronomiche) dei singoli territori. Le prime copie del nuovo libro saranno distribuite a fine mese, a Bari. Poi, via via, arriveranno in tutto il Paese.
La piattaforma di distribuzione, sviluppata invece da Urbis Project e tagliata sulle esigenze di Seat, si basa su un sistema cartografico informatizzato. “Consentirà – spiega Santelia – un risparmio fra il 15 e il 20% grazie all’ottimizzazione del numero di copie. Sensibili saranno gli effetti sull’ambiente, visto che nel 2015 con un utilizzo ancora parziale del sistema e per via anche dell’unificazione dei volumi, passeremo da un consumo di 11.759.624 litri di gasolio a 6.427.519 litri”.
Il territorio viene suddiviso in settori: attraverso un browser e un’app installata sui cellulari in dotazione agli addetti alla consegna, viene mappato il percorso di questi ultimi e viene segnalato ogni numero civico raggiunto senza la necessità di un’interazione manuale dell’operatore. Terminata la distribuzione, si attiva un secondo livello di verifica: viene spedita una mail ai 300mila inserzionisti per certificare la consegna e a tutti gli utenti che hanno ricevuto copia del volume e sono inseriti negli elenchi di Seat, per controllare che abbiano ritirato il prodotto e raccogliere eventuali segnalazioni. “La piattaforma, in pratica, rispondere sia alle esigenze dei clienti che a quelle aziende che comprano pubblicità – prosegue l’ad -. A questo proposito la nostra impresa fin dal 1925 si è dotata di un sistema di certificazione per gli inserzionisti, che però oggi diventa ancor più preciso e sofisticato.” Il sistema Urbis Project, già testato in via sperimentale su Roma, entrerà ora in funzione a Torino e Milano, poi a Firenze e in autunno a Napoli

IL SOLE 24 ORE del 19 Febbraio – Pagina 10
Maria Chiara Voci

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Visionari del futuro: Elon Musk

“Fino a ieri, c’era un muro di brevetti Tesla nella hall del nostro quartier generale di Palo Alto. Così non è più. Essi sono stati rimossi, nello spirito del movimento open source, per il progresso della tecnologia dei veicoli elettrici.

Tesla Motors è stata creata per accelerare l’avvento del trasporto sostenibile. Se abbiamo chiaro un percorso per la creazione di veicoli elettrici interessanti, ma poi lanciamo mine di proprietà intellettuale dietro di noi per inibire gli altri, stiamo agendo in modo contrario a tale obiettivo. Tesla non avvierà cause brevettuali contro chiunque, in buona fede, vuole usare la nostra tecnologia.

Quando ho iniziato con la mia prima società, zip2, ho pensato che i brevetti erano una buona cosa e ho lavorato sodo per ottenerli. E forse erano buoni per il tempo, ma troppo spesso in questi giorni servono solo a soffocare il progresso, consolidare le posizioni di corporazioni giganti e arricchire quelli della professione legale, piuttosto che gli inventori reali. Dopo zip2, quando ho capito che la ricezione di un brevetto davvero solo dice che hai comprato un biglietto della lotteria per una causa, li ho evitati per quanto possibile.

A Tesla, però, ci siamo sentiti in dovere di creare brevetti per la preoccupazione che le grandi case automobilistiche avrebbero copiato la nostra tecnologia e quindi utilizzato la loro produzione di massa, le vendite e il potere di marketing per sopraffare Tesla. Non avremmo potuto essere più in errore. La triste realtà è il contrario: i programmi elettrici per auto (o programmi per qualsiasi veicolo che non brucia gli idrocarburi) presso i principali produttori sono piccoli o inesistenti, costituendo una media di gran lunga inferiore all’1% delle loro vendite di veicoli totali.

Nella migliore delle ipotesi, le grandi case automobilistiche stanno producendo le auto elettriche con portata limitata in volume limitato. Alcuni producono niente auto a emissioni zero per tutti.

Dato che la produzione annua di veicoli nuovi si avvicina a 100 milioni all’anno e la flotta mondiale è di circa 2 miliardi di auto, è impossibile per Tesla per costruire auto elettriche abbastanza velocemente per affrontare la crisi di carbonio. Allo stesso modo, significa che il mercato è enorme. La nostra vera concorrenza non è il piccolo rivolo di auto elettriche Tesla non in produzione, ma piuttosto l’enorme flusso di auto a benzina che escono fuori dalle fabbriche di tutto il mondo ogni giorno.

Noi crediamo che Tesla, altre aziende che fanno auto elettriche, e il mondo trarrebbero vantaggi da una piattaforma tecnologica in rapida evoluzione comune.

La leadership tecnologica non è definito da brevetti, che la storia ha più volte dimostrato di essere davvero piccola protezione contro un concorrente determinato, ma piuttosto dalla capacità di un’azienda di attrarre e motivare gli ingegneri più talentuosi del mondo. Siamo convinti che l’applicazione della filosofia open source per i nostri brevetti rafforzerà piuttosto che diminuire la posizione di Tesla a questo riguardo.”

Elon Musk

Visionari del futuro: testamento Spirituale di Albert Einstein 1955

Come io vedo il mondo

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Società e Personalità

Se consideriamo la nostra esistenza e i nostri sforzi, rileviamo subito che tutte le nostre azioni e i nostri desideri sono legati all’esistenza degli altri uomini e che, per la nostra stessa natura, siamo simili agli animali che vivono in
comunità.
Ci nutriamo di alimenti prodotti da altri uomini, portiamo abiti fatti da altri, abitiamo case costruite dal lavoro altrui.
La maggior parte di quanto sappiamo e crediamo ci e stata insegnata da altri per mezzo di una lingua che altri hanno creato.
Senza la lingua la nostra facoltà di pensare sarebbe assai meschina e paragonabile a quella degli animali superiori; perciò la nostra priorità sugli animali consiste prima di tutto – bisogna confessarlo – nel nostro modo di vivere in società.
L’individuo lasciato solo fin dalla nascita resterebbe, nei suoi pensieri e sentimenti, simile agli animali in misura assai difficile ad immaginare.
Ciò che è e ciò che rappresenta l’individuo non lo e in quanto individuo, ma in quanto membro di una grande società umana che guida il suo essere materiale e morale dalla nascita fino alla morte.
Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive, dipende anzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni contribuiscono allo sviluppo dell’esistenza degli altri individui.
Infatti abbiamo l’abitudine di giudicare un uomo cattivo o buono secondo questo punto di vista.
Le qualità sociali di un uomo appaiono al primo incontro, le sole valevoli a determinare il nostro giudizio su di lui.
Eppure anche questa teoria non è rigorosamente esatta.
Non è difficile comprendere che tutti i beni materiali, intellettuali e morali ricevuti dalla società sono giunti a noi nel corso di innumerevoli generazioni di individualità creatrici.
Quello di oggi è un individuo che ha scoperto in un sol colpo l’uso del fuoco, un individuo che ha scoperto la coltura delle piante nutritive, un individuo che ha scoperto la macchina a vapore.

Libertà spirituale degli individui e unità sociale

E tuttavia solo l’individuo libero può meditare e conseguentemente creare nuovi valori sociali e stabilire nuovi valori etici attraverso i quali la società si perfeziona.
Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare liberamente, lo sviluppo della società in senso progressivo e altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza l’ausilio vivificatore della società
Una comunità sana è perciò legata tanto alla libertà degli individui quanto alla loro unione sociale.
E’ stato detto con molta ragione che la civiltà greco-europeo-americana, e in particolare il rifiorire della cultura del Rinascimento italiano subentrato alla stasi del Medio Evo in Europa, trovò soprattutto il suo fondamento nella
libertà e nell’isolamento relativo dell’individuo.
Consideriamo ora la nostra epoca, in quali condizioni sono oggi la società le personalità?
In rapporto al passato la popolazione dei paesi civilizzati è estremamente densa; l’Europa ospita all’incirca una popolazione tre volte maggiore di quella di cento anni fa.
Ma il numero di uomini dotati di temperamento geniale e diminuito senza proporzione.
Solo un esiguo numero di uomini, per le loro facoltà creatrici, sono conosciuti dalle masse come personalità. In una certa misura l’organizzazione ha sostituito le qualità del genio nel campo della tecnica, ma anche, e in misura
notevolissima, nel campo scientifico.
La penuria di personalità si fa sentire in modo particolare nel campo artistico.
La pittura e la musica sono oggi nettamente degenerate e suscitano nel popolo echi assai meno intensi.
La politica non manca solo di capi: l’indipendenza intellettuale e il sentimento del diritto si sono profondamente abbassati nella borghesia e l’organizzazione democratica e parlamentare che poggia su quella indipendenza e stata
sconvolta in molti paesi; sono nate dittature e sono state sopportate perchè il sentimento della dignità e del diritto non è più sufficientemente vivo.

Decadimento della dignità umana

I giornali di un Paese possono, in due settimane, portare la folla cieca e ignorante a un tale stato di esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini ad indossare l’abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani. Il servizio militare obbligatorio mi sembra il sintomo più vergognoso della mancanza di dignità personale di cui soffre oggi la nostra umanità civilizzata.
In relazione a questo stato di cose non mancano profeti che prevedono prossimo il crollo della nostra civiltà.
Io non sono nel numero di questi pessimisti: io credo in un avvenire migliore.

Il sistema economico ostacola la libera evoluzione

A mio avviso l’attuale decadenza sociale dipende dal fatto che lo sviluppo dell’economia e della tecnica ha gravemente esacerbato la lotta per l’esistenza e quindi la libera evoluzione degli individui ha subìto durissimi colpi.
Ma per soddisfare i bisogni della comunità, il progresso della tecnica esige oggi dagli individui un attività assai minore.
La divisione razionale del lavoro diverrà una necessità sempre più imperiosa e porterà alla sicurezza materiale degli uomini.
E questa sicurezza unita al tempo e all’energia che resterà disponibile, può essere un elemento favorevole allo sviluppo della personalità.
In questo modo la società può ancora guarire e noi vogliamo sperare che gli storici futuri presenteranno le manifestazioni patologiche del nostro tempo come le malattie infantili di una umanità dalle possenti aspirazioni, provocate dalla corsa troppo rapida della civiltà.

Valore sociale della ricchezza

Sono fermamente convinto che tutte le ricchezze del mondo non potrebbero spingere l’umanità più avanti anche se esse si trovassero nelle mani di un uomo totalmente consacrato all’evoluzione del ge nere umano.
Solo l’esempio di personalità grandi e pure può condurre a nobili pensieri e ad elette azioni.
Il denaro suscita soltanto egoismo e spinge sempre, irresistibilmente, a farne cattivo uso.
Si possono immaginare Mosè, Gesù o Gandhi armati della borsa di Carnegie?

Perchè viviamo

Ben singolare è la situazione di noialtri mortali.
Ognuno di noi è su questa terra per una breve visita; egli non sa il perchè, ma assai spesso crede di averlo capito.
Non si riflette profondamente e ci si limita a considerare un aspetto della vita quotidiana; siamo qui per gli altri uomini: anzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia.
Ecco il mio costante pensiero di ogni giorno: la vita esteriore ed interiore dipende dal lavoro dei contemporanei e da quello dei predecessori; io devo sforzarmi di dar loro, in eguale misura, ciò che ho ritenuto e ciò che ancora
ricevo.
Sento il bisogno di condurre una vita semplice e ho spesso la penosa consapevolezza di chiedere all’attività dei miei simili più di quanto non sia necessario.
Mi rendo conto che le differenze di classe sociale non sono giustificate e che, in fin dei conti, trovano il loro fondamento nella violenza; ma credo anche che una vita modesta sia adatta a chiunque, per il corpo e per lo spirito.

Limiti della nostra libertà

Non credo affatto alla libertà dell’uomo nel senso filosofico della parola.
Ciascuno agisce non soltanto sotto l’impulso di un imperativo esteriore, ma anche secondo una necessità interiore.
L’aforisma di Schopenhauer: “E’ certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole” mi ha vivamente impressionato fin dalla giovinezza; nel turbine di avvenimenti e di prove imposte dalla durezza della
vita, quelle parole sono sempre state per me un conforto e una sorgente inesauribile di tolleranza.
Aver coscienza di ciò contribuisce ad addolcire il senso di responsabilità che facilmente ci mortifica e ci evita di prendere troppo sul serio noi come gli altri; si è condotti cosi a una concezione della vita che lascia un posto singolare all’humor.

Il benessere e la felicità

Da un punto di vista obiettivo, preoccuparsi del senso o del fine della nostra esistenza e di quella delle altre creature mi è sempre parso assolutamente vuoto di significato.
Ciononostante ogni uomo è legato ad alcuni ideali che gli servono di guida nell’azione e nel pensiero.
In questo senso il benessere e la felicità non mi sono mai apparsi come la meta assoluta (questa base della morale la definisco l’ideale dei porci).
Gli ideali che hanno illuminato la mia strada e mi hanno dato costantemente un coraggio gagliardo sono stati il bene, la bellezza e la verità.
Senza la coscienza di essere in armonia con coloro che condividono le mie convinzioni, senza la affannosa ricerca del giusto, eternamente inafferrabile, del dominio dell’arte e della ricerca scientifica, la vita mi sarebbe parsa  assolutamente vuota.
Fin dai miei anni giovanili ho sempre considerato spregevoli le mete volgari alle quali l’umanità indirizza i suoi sforzi: il possesso di beni, il successo apparente e il lusso.

Un cavallo che tira da solo

In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale.
Sono proprio un cavallo che vuol tirare da solo; mai mi sono dato pienamente ne allo stato, ne alla terra natale, ne agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione netta di
essere un estraneo e ho sempre sentito il bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni.
Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell’intesa e dell’armonia con il prossimo.
Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili; ne sarà tentato di stabilire il suo
equilibrio su basi cosi malferme.

Ciascuno deve essere rispettato

Il mio ideale politico è l’ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma e l’individuo creatore
e sensibile, è insomma la personalità; è questa sola che crea il nobile e il sublime, mentre la massa e stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.

La guerra

Questo argomento mi induce a parlare della peggiore fra le creazioni, quella delle masse armate, del regime militare voglio dire, che odio con tutto il cuore.
Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe più che sufficiente.
Bisogna sopprimere questa vergogna della civiltà il più rapidamente possibile.
L’eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo!
E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole!
Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a una azione così miserabile.
Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l’umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buonsenso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, dagli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.

Religione e scienza

Significato della vita

Qual e il senso della nostra esistenza, qual e il significato dell’esistenza di tutti gli esseri viventi in generale?
Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi.
Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda.
Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato e non soltanto infelice, ma appena capace di vivere.

Religiosità cosmica

La più bella sensazione è il lato rnisterioso della vita.
E’ il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’arte e della scienza pura.
Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per cosi dire morto; i suoi occhi sono spenti.
L’impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l’altro, la religione.
Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo
sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi.
Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l’oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l’esercitiamo su noi stessi.
Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee.
Mi basta sentire il mistero dell’eternità della vita, avere la coscienza e l’intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell’intelligenza che si manifesta nella natura.
Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’ indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità.
Ma questa religiosità si distingue da quella dell’uomo semplice: per quest’ultimo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto
rispettose esse siano: e un sentimento elevato della stessa natura dei rapporti fra figlio e padre.

Le basi umane della morale

Al contrario, il sapiente e compenetrato dal senso della causalità per tutto ciò che avviene.
Per lui l’avvenire non comporta una minore decisione e un minore impegno del passato; la morale non ha nulla di divino, e una questione puramente umana.
La sua religiosità consiste nell’ammirazione estasiata delle leggi della natura; gli si rivela una mente cosi superiore che tutta l’intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo.
Questo sentimento è il leit-motiv della vita e degli sforzi dello scienziato nella misura in cui può affrancarsi dalla tirannia dei suoi egoistici desideri.
Indubbiamente questo sentimento è parente assai prossimo di quello che hanno provato le menti creatrici religiose di tutti i tempi.
Tutto ciò che è fatto è immaginato dagli uomini serve a soddisfare i loro bisogni e a placare i loro dolori. Bisogna sempre tener presente allo spirito questa verità se si vogliono comprendere i movimenti intellettuali e il loro
sviluppo perché i sentimenti e le aspirazioni sono i motori di ogni sforzo e di ogni creazione umana, per quanto sublime possa apparire questa creazione.
Quali sono dunque i bisogni e i sentimenti che hanno portato l’uomo all’idea e alla fede, nel significato più esteso di queste parole?
Se riflettiamo a questa domanda vediamo subito che all’origine del pensiero e della vita religiosa si trovano i sentimenti più diversi.
Nell’uomo primitivo e in primo luogo la paura che suscita l’idea religiosa; paura della fame, delle bestie feroci, delle malattie, della morte.
Siccome, in questo stato inferiore, le idee sulle relazioni causali sono di regola assai limitate, lo spirito umano immagina esseri più o meno analoghi a noi dalla cui volontà e dalla cui azione dipendono gli eventi avversi e temibili e crede di poter disporre favorevolmente di questi esseri con azioni e offerte, le quali, secondo la fede tramandata di tempo in tempo, devono placarli e renderli benigni.
E in questo senso io chiamo questa religione la religione del terrore; la quale, se non creata, è stata almeno rafforzata e resa stabile dal formarsi di una casta sacerdotale particolare che si dice intermediaria fra questi esseri temuti e il
popolo e fonda su questo privilegio la sua posizione dominante.
Spesso il re o il capo dello stato, che trae la sua autorità da altri fattori, o anche da una classe privilegiata, unisce alla sua sovranità le funzioni sacerdotali per dare maggior fermezza al regime esistente; oppure si determina una
comunanza d’interessi fra la casta che detiene il potere politico e la casta sacerdotale.
C’e un’altra origine dell’organizzazione religiosa: i sentimenti sociali.
Il padre e la madre capi delle grandi comunità umane, sono mortali e fallibili.
L’aspirazione ardente all’amore, al sostegno, alla guida, genera l’idea divina sociale e morale.
E’ il Dio-Provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa e punisce.
E’ quel Dio che, secondo l’orizzonte dell’uomo, ama e incoraggia la vita della tribù, l’umanità e la vita stessa; quel Dio consolatore nelle sciagure e nelle speranze deluse, protettore delle anime dei trapassati.
Tale è l’idea di Dio considerata sotto l’aspetto morale e sociale.
Nelle Sacre Scritture del popolo ebreo si può seguire bene l’evoluzione della religione del terrore in religione morale che poi continua nel Nuovo Testamento.
Le religioni di tutti i popoli civili, e in particolare anche dei popoli orientali, sono essenzialmente religioni morali.
Il passaggio dalla religione-terrore alla religione morale costituisce un progresso importante nella vita dei popoli.
Bisogna guardarsi dal pregiudizio che consiste nel credere che le religioni delle razze primitive sono unicamente religioni-terrore e quelle dei popoli civili unicamente religioni morali.
Ogni religione è in fondo un miscuglio dell’una e dell’altra con una percentuale maggiore tuttavia di religione morale nei gradi più elevati della vita sociale.

Iddii di forma umana

Tutte queste religioni hanno comunque un punto comune, ed è il carattere antropomorfo dell’idea di Dio: oltre questo livello non si trovano che individualità particolarmente nobili.
Ma in ogni caso vi è ancora un terzo grado della vita religiosa, sebbene assai raro nella sua espressione pura ed è quello della religiosità cosmica.
Essa non può essere pienamente compresa da chi non la sente poiché non vi corrisponde nessuna idea di un Dio antropomorfo.
L’individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce l’impronta sublime e l’ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del pensiero.
L’esistenza individuale gli da l’impressione di una prigione e vuol vivere nella piena conoscenza di tutto ciò che è, nella sua unità universale e nel suo senso profondo.
Già nei primi gradi dell’ evoluzione della religione (per esempio in parecchi salmi di David e in qualche Profeta), si trovano i primi indizi della religione cosmica; ma gli elementi di questa religione sono più forti nel buddismo, come
abbiamo imparato in particolare dagli scritti ammirabili di Schopenhauer.

La religiosità cosmica non conosce dogmi

I geni religiosi di tutti i tempi risentono di questa religiosità cosmica che non conosce nè dogmi nè Dei concepiti secondo l’immagine dell’uomo.
Non vi è perciò alcuna Chiesa che basi il suo insegnamento fondamentale sulla religione cosmica.
Accade di conseguenza che è precisamente fra gli eretici di tutti i tempi che troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche
come santi.

Democrito, Francesco d’Assisi e Spinoza stanno vicini

Sotto questo aspetto uomini come Democrito, Francesco d’Assisi e Spinoza possono stare l’uno vicino all’altro.
Come può la religiosità cosmica comunicarsi da uomo a uomo, se non conduce ad alcuna idea formale di Dio ne ad alcuna teoria?
Mi pare che sia precisamente la funzione capitale dell’arte e della scienza di risvegliare e mantenere vivo questo sentimento fra coloro che hanno la facoltà di raccoglierlo.

Antagonismo tra religione del terrore e scienza

Giungiamo cosi a una concezione dei rapporti fra scienza e religione assai differente dalla concezione abituale.
Secondo considerazioni storiche, si è propensi a ritenere scienza e religione antagonisti inconciliabili, e questo si comprende facilmente.
L’uomo che crede nelle leggi causali, arbitro di tutti gli avvenimenti, se prende sul serio l’ipotesi della causalità, non può concepire l’idea di un Essere che interviene nelle vicende umane, e perciò la religione-terrore, come la religione
sociale o morale, non ha presso di lui alcun credito; un Dio che ricompensa e che punisce e per lui inconcepibile perchè l’uomo agisce secondo leggi esteriori ineluttabili e per conseguenza non potrebbe essere responsabile
verso Dio, allo stesso modo che un oggetto inanimato non e responsabile dei suoi movimenti.
A torto si è rimproverato alla scienza di insidiare la morale.
La condotta etica dell’uomo deve basarsi effettivamente sulla compassione, l’educazione e i legami sociali, senza ricorrere ad alcun principio religioso.
Gli uomini sarebbero da compiangere se dovessero essere frenati dal timore di un castigo o dalla speranza di una ricompensa dopo la morte.
Si capisce quindi perchè la Chiesa abbia in ogni tempo combattuto la scienza e perseguitato i suoi adepti.

Mirabile accordo tra religione cosmica e scienza

D’altra parte io sostengo che la religione cosmica è l’impulso più potente e più nobile alla ricerca scientifica.
Solo colui che può valutare gli sforzi e soprattutto i sacrifici immani per arrivare a quelle scoperte scientifiche che schiudono nuove vie, è in grado di rendersi conto della forza del sentimento che solo può suscitare un’opera tale,
libera da ogni vincolo con la via pratica immediata.
Quale gioia profonda a cospetto dell’edificio del mondo e quale ardente desiderio di conoscere sia pure limitato a qualche debole raggio dello splendore rivelato dall’ordine mirabile dell’universo dovevano possedere Kepler e Newton per aver potuto, in un solitario lavoro di lunghi anni svelare il meccanismo celeste.
Colui che non conosce la ricerca scientifica che attraverso i suoi effetti pratici, non può assolutamente formarsi un’opinione adeguata sullo stato d’animo di questi uomini i quali, circondati da contemporanei scettici, aprirono la via a quanti compresi delle loro idee, si sparsero poi di secolo in secolo attraverso tutti i paesi del mondo.
Soltanto colui che ha consacrato la propria vita a propositi analoghi può formarsi una immagine viva di ciò che ha animato questi uomini e di ciò che ha dato loro la forza di restare fedeli al loro obiettivo nonostante gli insuccessi
innumerevoli.
E’ la religiosità cosmica che prodiga simili forze.
Non e senza ragione che un autore contemporaneo ha detto che nella nostra epoca, votata in generale al materialismo, gli scienziati sono i soli uomini profondamente religiosi.

Elevare gli uomini

E giusto, in linea di principio, dare solenne testimonianza d’affetto a coloro che hanno contribuito maggiormente a nobilitare gli uomini, l’esistenza umana.
Ma se si vuole anche indagare sulla natura di essi, allora si incontrano notevoli difficoltà.
Per quanto riguarda i capi politici, e anche religiosi, e spesso molto difficile stabilire se costoro hanno fatto più bene che male. Di conseguenza credo sinceramente che indirizzare gli uomini alla cultura di nobili discipline e poi
indirettamente elevarli, sia il servizio migliore che si possa rendere all’umanità.
Questo metodo trova conferma, in primo luogo, nei cultori delle lettere, della filosofia e delle arti, ma anche, dopo di essi, negli scienziati.
Non sono, è vero, i risultati delle loro ricerche che elevano e arricchiscono moralmente gli uomini, ma è il loro sforzo per capire, è il loro lavoro intellettuale fecondo e capace.
Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli e giunto a liberarsi dall’io.

Albert Einstein

Visionari del futuro: Adriano Olivetti nel discorso alle maestranze del 24 dicembre 1955

Fin dal tempo che studiavo al Politecnico di Torino i mattoni rossi della fabbrica (di Ivrea) mi incutevano un timore e avevo paura del giudizio degli uomini che passavano lunghe ore alle macchine quando io invece disponevo liberamente del mio tempo. Ora che ho lavorato anch’io con voi tanti anni, non posso lo stesso dimenticare e accettare le differenze sociali che come una situazione da riscattare, una pesante responsabilità densa di doveri.
Olivetti Lettera 22 at the MOMA
Talvolta, quando sosto brevemente la sera e dai miei uffici vedo le finestre illuminate degli operai che fanno il doppio turno alle tornerie automatiche, mi vien voglia di sostare, di andare a porgere un saluto pieno di riconoscenza a quei lavoratori attaccati a quelle macchine che io conosco da tanti anni, quando nei primi tempi della mia carriera si discuteva con l’ing. Camillo se era meglio farle venire da Providence negli Stati Uniti o da Stuttgart in Germania.

[…]

Anche oggi, nelle grandi decisioni della fabbrica, siamo costretti a ricorrere alla sua memoria, al suo insegnamento, alla sua saggezza perché in ognuno di noi è fatale una domanda inquietante, un imperativo della coscienza: che cosa avrebbe suggerito in queste circostanze l’ing. Camillo?

Tutta la mia vita e la mia opera testimoniano anche – io lo spero – la fedeltà a un ammonimento severo che mio padre quando incominciai il mio lavoro ebbe a farmi: “ricordati – mi disse – che la disoccupazione è la malattia mortale della società moderna; perciò ti affido una consegna: tu devi lottare con ogni mezzo affinché gli operai di questa fabbrica non abbiano da subire il tragico peso dell’ozio forzato, della miseria avvilente che si accompagna alla perdita del lavoro”.

E il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva e non giovi a un nobile scopo. L’uomo primitivo era nudo sulla terra, tra i sassi, le foreste e gli acquitrini, senza utensili, senza macchine. Il lavoro solo ha trasformato il mondo e siamo alla vigilia di una trasformazione definitiva.

[…]

Nello sconsolato mondo moderno, insidiato dal disordinato contrasto di massicci e spesso accecati interessi, corrotto dalla disumana volontà e vanità del potere, dal dominio dell’uomo sull’uomo minacciato di perdere il senso e la luce dei valori dello spirito, il posto dei lavoratori è uno, segnato in modo inequivocabile.

Noi crediamo che, sul piano sociale e politico, spetti a voi un compito insostituibile, e di fondamentale importanza. Le classi lavoratrici, più che ogni altro ceto sociale, sono i rappresentanti autentici di un insopprimibile valore, la giustizia, e incarnano questo sentimento con slancio talora drammatico e sempre generoso; d’altro lato gli uomini di cultura, gli esperti di ogni attività scientifica e tecnica esprimono attraverso la loro tenace ricerca valori ugualmente universali, nell’ordine della verità e della scienza.

Siete voi lavoratori delle fabbriche e dei campi ed ingegneri ed architetti che, dando vita al mondo moderno, al mondo del lavoro dell’uomo e della sua città plasmate nella viva realtà gli ideali che ognuno porta nel cuore: armonia, ordine, bellezza, pace.

Estratto da “Notizie Olivetti” n° 33, gennaio 1956

Visionari del futuro: Steve Jobs nel famoso discorso di Stanford del 12 giugno 2005

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.
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La prima storia è sull’unire i puntini. Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina.
Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”.
Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi.
Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo.
Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare.
Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo.
Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così.
Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica.
Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.
Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato.
Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte.
Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa.
Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato. Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore. Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”. Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.